Continua incessantemente l’attività sul territorio del ROTARY CLUB di LOCRI

Continua incessantemente l’attività sul territorio del ROTARY CLUB di LOCRI – presieduto dal Dott. Vincenzo Schirripa – che venerdì scorso presso l’Hotel President di Siderno ha organizzato un caminetto dal titolo “Le opere d’arte del 700 e 800 in Calabria”. A relazionare, davanti ad un pubblico molto interessato ed organizzato nel pieno rispetto delle norme covid-19 vigenti la dott.ssa Ilenia Deleo, valente restauratrice di Beni Culturali che dopo diversi lavori eseguiti al di fuori della regione natia – ha lavorato a Roma in luoghi di grande interesse artistico come la Domus Aurea, la Basilica di Santa Maria Maggiore, La Chiesa degli artisti a Piazza del Popolo, la Basilica dei Santissimi Quattro Coronati e in altre chiese. Inoltre ha lavorato su tutto il territorio nazionale in Lombardia, in Basilicata, in Abruzzo; nel 2014 per tutto l’anno ha lavorato a Malta nella Chiesa di Nostra Signora della Vittoria – ha deciso di rientrare nella sua terra per dare il suo contributo alla conservazione delle opere presenti sul nostro territorio collaborando con i restauratori Giuseppe Mantella e Anna Arcudi per i quali ha lavorato presso il Museo Archeologico di Reggio Calabria e in importanti siti archeologici. Ha inoltre restaurato dipinti murali, stucchi e dipinti su tela in diverse chiese del territorio calabrese nonchè dipinti appartenenti a collezioni private. Molti sono stati gli artisti calabresi nel ‘700, menzionati dalla dott.ssa Ilenia Deleo nella sua relazione artisti formatisi nelle botteghe napoletane, come in quella del Solimena operante anche in Calabria. Si è soffermata su alcuni pittori del nostro territorio su Francesco Colelli e Tommaso Martini di Bivongi in particolare. Le cui opere sono presenti non solo nel nostro territorio ma anche fuori dalla Calabria. Importante la tela di Tommaso Martini della Madonna del Rosario datata e firmata 1713 conservata nella Chiesa Matrice di Guardavalle. Un’altra tela La Madonna col Bambino tra i Santi Nicola e Pietro e il fanciullo coppiere nella Chiesa di San Nicola a Monasterace, la dott.ssa Deleo vede molte affinità con la tela di Guardavalle e con altre opere del Martini. Per cui, anche se nell’opera di Monasterace non è riscontrabile la firma, ipotizza sia la stessa mano, molte le somiglianze del volto della Vergine e del Bambino che tiene in braccio, o la raffigurazione del fanciullo coppiere, una figura che caratterizza diverse opere napoletane. Si è soffermata sull’importanza della conservazione delle opere d’arte che devono essere tramandate alle future generazioni, sui principi fondamentali del restauro quale il principio del “minimo intervento” inteso come un atteggiamento etico che deve sviluppare il restauratore basato sulla responsabilità e sul rispetto delle opere e degli artisti che le hanno realizzate e non “quale operazione di minima” cioè di scarso impegno e applicazione. Ha sottolineato l’importanza del ruolo del restauratore: “il restauratore, a suo parere, è un tecnico e non un’artista, ha un approccio scientifico verso l’opera e non deve mai entrare in competizione con l’artista che ha realizzato l’opera stessa”. L’interesse di salvaguardare i valori tecnici ed i significati specifici dell’opera ha costituito il cardine del progetto di intervento del restauro della tela di Santa Veneranda, gravemente danneggiata durante il crollo del Santuario della Madonna della Grotta nel 2004 e da lei restaurata nel 2010, pensato secondo i criteri del restauro conservativo e oggi conservata nella chiesa dello Spirito Santo di Bombile. Le scelte operative adottate nella fase di presentazione estetica delle lacune degli strati pittorici, volta a ricostruire l’unità potenziale dell’opera, sono state condotte nel pieno rispetto dei criteri deontologici posti per tale tipo di intervento. Il ritocco è riconoscibile e reversibile, realizzato con tecnica a tratteggio per mezzo di colori a vernice specifici per il restauro Ha delineato un’immagine della Calabria tra ‘700 e ‘800 lontana dall’opinione ricorrente che la vuole tagliata fuori dal dibattito artistico del Regno, povera di manifestazioni artistiche di rilievo. Il patrimonio artistico del Settecento ha delle testimonianze artistiche rilevanti che dimostrano l’esistenza di una cultura tutt’altro che inconsistente e povera di stimoli.

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