Intelligence, Lifang Dong al Master dell’Università della Calabria: via della Seta e politiche di intelligence in Cina

Intelligence, Lifang Dong al Master dell’Università della Calabria: via della Seta e politiche di intelligence in Cina

(Rende 9.4.2022) – Lifang Dong, primo Avvocato di origine cinese in Italia, Fondatore dello studio legale internazionale Dong & Partners e Presidente dell’Associazione Silk Council, ha tenuto una lezione al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

L’Avvocato ha affrontato il tema “I Servizi di intelligence cinesi e la Nuova Via della Seta”, spiegando l’evoluzione del nuovo ruolo geopolitico della Cina e dell’organizzazione di sicurezza di Pechino, per poi analizzare le relazioni con gli USA, l’Europa e l’Italia.

La docente ha iniziato ripercorrendo la storia cinese che, partendo dal secondo dopoguerra, ha condotto la Cina a essere “una potenza economica mondiale e un fondamentale attore della geopolitica internazionale”. Dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, dal 1949 ad oggi, si sono susseguiti tre principali presidenti: Mao Zedong, protagonista della “lunga marcia”; Deng Xiaoping, che ha inaugurato nel 1978 la politica di Apertura della Cina all’Occidente e che ha coniato l’espressione “socialismo con caratteristiche cinesi”,  e l’attuale presidente Xi Jinping, salito al vertice nel 2012.

Per la docente, l’attuale Cina è frutto di 44 anni di riforme, indirizzate all’apertura del Paese, che ha determinato un boom economico, cambiando definitivamente il suo ruolo nella geopolitica internazionale, come si può evincere dall’attuale “conflitto tra Russia e Ucraina” e da quello della crisi pandemica.

Dong ha poi elencato alcune date fondamentali per poter comprendere meglio il ruolo cinese nello scenario internazionale.

Il 2001, quando la Cina è diventata membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Questo aspetto, secondo l’Avvocato, avrebbe consentito alla Cina di essere inserita nel commercio globale. Da allora la Cina ha avuto una crescita media annua del PIL del 10%, consentendo a più di 800 milioni di persone di affrancarsi dalla povertà assoluta. A causa della pandemia, si è registrata una flessione e oggi, anche in virtù del conflitto russo-ucraino, la stima di crescita economica cinese per il 2022 si attesta  al 5.5%.

Ha poi riportato l’esito delle discussioni delle due sessioni della plenaria del partito comunista, tenutesi dal 4 all’11 marzo 2022, facendo inoltre il punto sulle due strategie di lungo termine della presidenza di Xi Jinping.
La prima è la strategia della “Nuova Via della Seta”, promossa nel 2013 e che, a oggi, anche grazie al risalto delle Olimpiadi invernali di Pechino, vede 148 Paesi coinvolti, permettendo così, di collegare la Cina con l’Asia, il Medio Oriente, l’Africa e l’Europa.

La docente ha quindi sottolineato che anche i Paesi dell’America Latina hanno espresso interesse alla partecipazione nella Nuova Via della Seta, ricordando che si tratta non solo di un progetto infrastrutturale, con la finalità di collegare la Cina via mare, via terra e tramite il digitale, ma anche di un nuovo modello di cooperazione internazionale, soprattutto con i paesi in via di sviluppo, e che ad oggi presta particolare attenzione anche ai settori dell’energia, sanità e finanza. 
Per l’Avv.Dong “La Nuova Via della Seta” è uno strumento fondamentale, sia per la cooperazione economica, che per la sicurezza internazionale. Lo stesso Xi Jinping al discorso inaugurale del Belt and Road Forum, del 14 Maggio 2017, ha descritto la “Nuova Via della Seta” come “strada per la pace”.

In concreto – ha sostenuto – chi aderisce alla “Nuova Via della Seta”, entra a far parte di un sistema di connessioni infrastrutturali, che facilitano il trasporto e la circolazione terrestre, marittima, aerea e digitale delle merci e delle persone. Si fa riferimento, dunque, a strade, porti, aeroporti, ma anche ospedali, infrastrutture di rete e 5G, “per creare ricchezza nei Paesi con cui si è creato un partenariato”. L’interconnessione delle infrastrutture è la base per creare connessioni finanziarie, per incentivare gli investimenti, per rafforzare connessioni culturali, per lo scambio di know how e per accrescere il turismo, ed aumentare gli scambi commerciali e la cooperazione.
Nel tempo – ha precisato – si è realizzata un’importante evoluzione di questo modello multilaterale, che si è ampliato all’energia, alla sanità ed alla finanza. Con particolare riferimento all’interconnessione a livello energetico, l’Avvocato ha sottolineato l’alleanza strategica tra Russia e Cina, che sta diventando ancora più visibile in questo periodo, con la Russia che, sottoposta alle sanzioni economiche dell’Occidente, ha potuto vendere il suo gas proprio alla Cina. Pechino, così, può svolgere il suo ruolo di superpotenza geopolitica, alla pari degli Stati Uniti, come mediatore per “percorrere la strada della pace”, prevenendo il terzo conflitto mondiale.
Infine, “La Nuova Via della Seta”, punta sui valori della tecnologia, dello sviluppo sostenibile, sul mutuo vantaggio dei Paesi (“win-win cooperation)” e su cinque principi di coesistenza pacifica integrata, che guidano la politica estera cinese: il rispetto reciproco della sovranità e dell’integrità territoriale, la non aggressione reciproca, la non ingerenza reciproca in tutti gli affari interni, l’uguaglianza e il vantaggio reciproco e, infine, la coesistenza pacifica.

L’Avv. Dong è così passata ad illustrare gli indirizzi politici del Partito Comunista definiti nella 5°  e 6° plenaria del XIX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese di ottobre 2020 e novembre 2021. La nuova politica di Pechino è basata su quattro punti: rafforzamento del mercato interno, per non dover essere dipendente solo dalle esportazioni, la resilienza e l’autosufficienza tecnologica e scientifica, attraverso la realizzazione del progetto della “Nuova Via della Seta”, insieme al progetto “China Standards 2035”, finalizzato ad incentivare l’innovazione tecnologica creata in Cina, la crescita dell’eco-sostenibilità, per raggiungere il carbon free nel 2060, anche in considerazione del rientro degli USA, sotto la presidenza Biden, nell’accordo di Kyoto e infine, la promozione del multilateralismo nelle relazioni internazionali, a partire dal conflitto russo-ucraino.

La docente ha poi enunciato gli obiettivi del 14° piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale 2021-2025, con una crescita del 5,5% per il 2022, l’aumento delle spese annuali per il settore Ricerca, Sviluppo e Difesa ed una politica fiscale espansiva e di sostegno all’istruzione, alla sanità e all’occupazione, con particolare attenzione agli sport invernali.

Riguardo agli scambi commerciali, dall’entrata della Cina nel WTO nel 2001, il volume dell’import–export è cresciuto da 509 miliardi di USD a 6,051 miliardi di USD, con tasso annuale di crescita di circa il 12%, grazie ad una serie di riforme ed iniziative istituzionali che hanno aperto sempre di più il mercato cinese al mondo. Tra queste, l’Avvocato ha citato la legge cinese sugli investimenti esteri del 2019 e la revisione annuale della “lista negativa”, l’Accordo sugli investimenti Cina- UE concluso nel 2020 ed ancora da ratificare, l’adesione al Regional Comprehensive Economic Partnership (la più grande area di libero scambio e cooperazione commerciale del mondo, entrato in vigoreil 1.1.2022), l’organizzazione della China International Import Expo (CIIE) di Shanghai (giunta alla 4°edizione a Novembre 2021) e la creazione di Free Trade Zones e Cross Border E-commerce pilot zones come ad esempio la Provincia di Hainan (porto di libero scambio internazionale) e la Greater Bay Area (Guangdong-Hong Kong-Macao. corridoio terra-mare nella Cina occidentale).

L’Avv. Dong ha quindi ricostruito lo sviluppo storico dei servizi d’intelligence in Cina. Durante la dinastia Song (960-1279 d.C.), vigeva il “sistema baojia”, ovvero di “sorveglianza reciproca, che rendeva gruppi di famiglie collettivamente responsabili della sicurezza sociale e del gettito fiscale”. Pertanto, l’obiettivo dei servizi era principalmente domestico, finalizzato al mantenimento dello status quo e dell’ordine interno. Con l’apertura al mondo, iniziata con la politica di Deng Xiaoping e la globalizzazione, il sistema d’intelligence cinese si è evoluto, sviluppando una raccolta informativa anche verso l’esterno.

Ha evidenziato che dal 1949 la struttura di intelligence cinese è diventata duale, costituita da un apparato civile (Ministry of Public Security-MPS e Ministry of State Security (MSS ) e uno militare (Military Intelligence Department-MID).

Con l’ascesa al potere di Xi Jinping, è stata introdotta una struttura più complessa e centralizzata di sicurezza nazionale, facente capo alla Central National Security Commission, per preservare la stabilità politica, economica e sociale e la sopravvivenza stessa del Partito.

Infatti, nel sistema cinese, lo Stato è direttamente controllato dal Partito, tanto che il Presidente cinese ed il Segretario Generale del Partito coincidono, adesso nella persona di Xi Jinping.

Oggi, per la Cina, la sicurezza nazionale riguarda non solo i campi tradizionali come l’integrità territoriale e la difesa da attacchi militari, ma anche altre aree come l’immagine internazionale della Cina e l’esposizione della Cina al mondo esterno.

I servizi di intelligence cinese hanno un approccio più proattivo, coinvolgendo la società civile per la sicurezza nazionale, utilizzando massicciamente le nuove tecnologie “per la sorveglianza di massa” e adottando nuove leggi per rafforzare il “sistema centralizzato ed il controllo sulla circolazione dei dati”. In tale contesto rientra il “Grande firewall”, un sistema che blocca i contenuti on line di dati sensibili, come, ad esempio, le critiche al governo e i contenuti pornografici.
Inoltre, vengono implementate le “Smart cities”, attraverso vari progetti pilota, che migliorino la qualità della vita della comunità attraverso applicazioni digitali. Un esempio dell’utilizzo della tecnologia per il controllo sociale ai fini di sicurezza, sono le telecamere per il riconoscimento facciale e l’utilizzo del “social credit system”, un sistema per cui il governo, sempre attraverso una sorveglianza di massa e basandosi su una serie di parametri, attribuisce ai cittadini una reputazione sociale, da cui poi derivano delle premialità.

L’Avv. Dong ha successivamente illustrato la legislazione cinese  in materia di sicurezza nazionale e intelligence. In particolare, con l’art. 7 del China’s National Intelligence Law, in vigore da Luglio 2017, è stato disposto che “Ogni cittadino cinese deve collaborare con i servizi di sicurezza cinesi e mantenere il riserbo”.

La Cybersecurity Law, in vigore da Giugno 2017, ha, invece, regolato la raccolta, la trasmissione e l’uso di dati personali, da parte di operatori di infrastrutture informative critiche e di operatori di rete, per garantire la sicurezza informatica e la tutela della sovranità cinese nel cyberspazio.

La legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong del 2020, ha istituito un Ufficio alle dipendenze del Governo centrale, con potere sostitutivo e gestione diretta, in campi delicati, come l’intelligence, la quale si esprime con pareri obbligatori sui crimini contro la sicurezza nazionale. Questa legge rappresenta una svolta storica nei rapporti interni tra Hong Kong e Cina, garantendo, secondo la docente, lo sviluppo di una maggiore integrazione dei livelli nazionali e locali di governance in materia di sicurezza nazionale.

Infine la legge sulla sicurezza dei dati e la legge sulla protezione dei dati personali, rispettivamente in vigore da settembre e da novembre 2021, fissa dei limiti al trasferimento transfrontaliero dei dati, consente alla Cina di adottare specifiche contromisure verso qualsiasi stato estero che restringa, proibisca o discrimini la Cina in relazione al trattamento di dati o allo sviluppo di nuove tecnologie per l’utilizzo dei dati ed impone specifici obblighi per chi tratta dati personali di persone fisiche presenti in territorio cinese, indipendentemente dal luogo ove avvenga questo trattamento o dalla sede legale del titolare del trattamento. 
Il terzo argomento trattato sono state le relazioni Cina–Usa. La docente ha riportato i dati della “General Administration of Customs of China (GACC)”, aggiornati ad Ottobre 2021, secondo cui il commercio Cina-Usa rappresenta il 12.5% del commercio internazionale cinese: 6.6% delle importazioni e 17.2% delle esportazioni. La Cina importa dagli Usa principalmente prodotti alimentari ed energetici, gas liquefatto, mentre gli Usa importano dalla Cina beni di consumo e terre rare, come cobalto, litio e nichel, necessarie per il settore tecnologico.

L’Avv. Dong ha commentato che “con l’Amministrazione Biden si è assistito a una distensione dei rapporti Cina-Usa tra alti e bassi”. Se infatti da un lato recentemente gli Usa hanno deciso di rimuovere i dazi su centinaia di prodotti cinesi ed a marzo 2022 Cina e Usa si sono confrontanti per trovare una soluzione pacifica al conflitto russo ucraino. Dall’altro lato, questo nuovo clima di distensione va tuttavia letto in contrapposizione con i nuovi equilibri geopolitici nell’area Indo-Pacifica, dove recentemente il Presidente USA Joe Biden, il Primo Ministro britannico Boris Johnson, ed il Primo Ministro australiano Scott Morrison hanno annunciato un nuovo Patto Militare (AUKUS) diretto ad assicurare un “Indo-Pacifico libero ed aperto”. 
Con particolare riferimento al ruolo della Cina nel conflitto russo-ucraino, la docente ha ricordato l’incontro avvenuto a Roma il 14 marzo scorso, tra Yang Jiechi, membro dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCC e Direttore dell’Ufficio della Commissione Centrale per gli Affari Esteri ed il Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, a cui sono seguiti due comunicati ufficiali di Pechino, uno sulle relazioni sino-americane ed uno sulla posizione della Cina nel conflitto russo ucraino.
Inoltre, il 18 marzo scorso, al margine dell’incontro online tra i due Presidenti, Xi Jinping ha ribadito la necessità di uscire dalla mentalità della guerra fredda, per assicurare alla comunità internazionale un futuro di pace, in quanto la guerra può paralizzare l’economia mondiale, invitando così l’Occidente al dialogo, per scongiurare una eventuale terza guerra mondiale.

Inoltre, in una serie di recenti incontri con l’UE, partner commerciale importante per la Cina, il Presidente cinese ha invitato a maturare una visione indipendente per non alimentare le tensioni ed evitare una crisi globale economica ed umanitaria.

Infine l’Avv. Dong, ha descritto le relazioni tra Cina e Italia, partendo dall’aspetto economico. Nel 2021 – ha ricordato- “il commercio bilaterale Cina-Italia ha raggiunto i 74 miliardi di USD con un aumento del 34% rispetto al 2020, equivalente al 1,2% del volume totale del commercio cinese”. I settori strategici della collaborazione sono quelli energetico, petrolchimico, siderurgico e delle infrastrutture. L’Italia è il 4° Paese in Europa per investimenti diretti cinesi e il 4° esportatore europeo verso la Cina. Il settore turistico è sia uno dei più importanti (l’Italia è stato il secondo Paese europeo più visitato dai cinesi dopo la Francia nel 2018), che quello maggiormente colpito dalla pandemia. Dal punto di vista demografico, in Italia, ci sono 301 mila residenti cinesi, terza comunità straniera per numero, principalmente tra Lombardia, Toscana e Veneto, che gestiscono circa 53.000 attività commerciali.
L’Italia inoltre è stato il primo paese del G7 ad aderire ufficialmente alla Nuova Via della Seta nel marzo 2019, in occasione della visita ufficiale di Xi Jinping. Le principali opportunità per l’Italia derivanti dalla “Nuova Via della Seta”, si esprimono in termini di “attrazione di investimenti e scambi di know how, aumento delle esportazioni e promozione del made in Italy, progetti infrastrutturali e porti, sviluppo di collaborazioni tra aziende cinesi e aziende italiane per la realizzazione di iniziative commerciali e progetti congiunti in Paesi terzi”. A tal proposito, la docente ha ricordato alcuni esempi positivi di collaborazione tra i due Paesi, quali il contratto per l’installazione di un complesso siderurgico integrato in Azerbaijan, il Parco Ecologico Sino-Italiano di Ningbo in Cina, per favorire la green economy, le collaborazioni nei settori dell’automotive, dell’aerospace, dell’environment-green economy e delle life sciences. La docente ha anche evidenziato come dal 2012 l’Italia ha esercitato per cinque volte il Golden Power, di cui quattro in operazioni riguardanti investimenti cinesi, specificatamente 2 volte nel settore dei semiconduttori, una nel settore delle sementi ed  una nel settore delle attrezzature per la serigrafia. Inoltre, solo nel 2021 l’Italia ha esercitato il golden power 3 volte, di cui due nel settore dei semiconduttori.


In conclusione, l’Avv. Dong ha sottolineato che “oggi la risorsa più importante è l’informazione, sia per i governi che per le aziende”, per cui è importante sviluppare una “comunità dell’intelligence che associa pubblico e privato e crea reti di relazioni internazionali”. La Cina attualmente è vista da alcuni Paesi come una minaccia, mentre per altri rappresenta una opportunità, anche geopolitica. Tra questi estremi, vi “sono molte posizioni intermedie, per cui si possono fare affari con Pechino nel rispetto dei propri interessi nazionali, per affrontare in maniera multilaterale (Cina, Usa, UE) le sfide globali, dalla lotta al cambiamento climatico al “conflitto russo-ucraino”.

Michele Macri

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