UCRAINA: STUDIO SUSINI, 60% PROFUGHI CON TITOLO DI STUDIO SUPERIORE

UCRAINA: STUDIO SUSINI, 60% PROFUGHI CON TITOLO DI STUDIO SUPERIORE

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Politiche dell’accoglienza valgono 1% di PIL in più

Firenze, 1° aprile 2022 – Il 40% dei profughi in età fra i 25 e i 60 anni ha un titolo di studio di scuola superiore, il 20% con laurea, tra cui medici, avvocati, ingegneri, professionisti, commercianti. Lo evidenzia una ricerca realizzata da Susini Group, studio di Firenze leader nella consulenza del lavoro. L’Italia è stata raggiunta da oltre 70.000 profughi ucraini dall’inizio del conflitto, di cui oltre 32.000 donne, circa 5.500 uomini e 24.500 minori. Susini Group Stp si interroga su quale potrà essere il loro impatto nel mondo del lavoro: saranno persone destinate a togliere il mestiere agli italiani o andranno ad integrare la forza lavoro mancante? «La risposta corretta, a nostro avviso, non potrà che essere la seconda. Ormai è da un paio di anni che nel nostro Paese mancano alcune figure professionali – afferma Sandro Susini, consulente del lavoro e fondatore del gruppo fiorentino – Sicuramente perché ci sono delle mansioni che gli italiani non gradiscono più svolgere o perché determinati sostegni economici concessi a “pioggia” rendono più vantaggioso percepire l’indennizzo sociale che non un reddito da lavoro dipendente. Ma sarebbe un errore circoscrivere a questi cliché i profughi che stanno raggiungendo il nostro Paese. Visto l’alto livello di istruzione di molti di loro, è importante integrare la politica della solidarietà con quella dell’accoglienza. Sarà quindi opportuno in primo luogo tutelare al massimo i nuovi venuti dal punto di vista sociale e umano secondo i principi universali della solidarietà. Successivamente, per coloro che desidereranno restare, prevedere delle politiche di integrazione, a cominciare dall’insegnamento della lingua. Il legislatore, altro aspetto molto rilevante, dovrà anche agevolare il riconoscimento dei titoli di studio affinchè siano validi anche qui da noi, in special modo per coloro che hanno qualifiche medico-scientifiche ma anche in altri settori, dai professionisti agli ingegneri».

Secondo recenti dati pubblicati da Unioncamere, ai tavoli dei bar, nelle sale dei ristoranti e in quelle degli alberghi mancherebbero 51.000 camerieri e addetti. Confagricoltura lamenta la mancanza negli agriturismi italiani di un 10-15% di personale tra camerieri, addetti alle pulizie o all’accoglienza. Oggi in Italia ci sono circa 880.000 lavoratori domestici e quasi la metà sono badanti (42%). Secondo recenti studi dell’Osservatorio nazionale Domina, tenendo conto delle prospettive demografiche e mantenendo costante il rapporto tra badanti e popolazione anziana, nei prossimi anni, per far fronte all’invecchiamento, il fabbisogno di badanti aumenterà di oltre il 15-20%.

«È da tenere presente – riprende Sandro Susini – che è stato riscontrato che la presenza di lavoratori stranieri (soprattutto lavoratrici) ha rappresentato un bacino molto importante per il settore. Attualmente, secondo l’ultimo rapporto della Fondazione Leone Moressa sull’economia dell’immigrazione, presentato alla Camera dei deputati lo scorso ottobre, Il valore aggiunto prodotto dagli occupati stranieri è pari a 134,4 miliardi di euro, il 9% del PIL italiano. Alla luce di quanto detto, rimane facile immaginare che i profughi arrivati dall’Ucraina saranno per il nostro Paese un’importante risorsa che andrà a integrare la forza lavoro mancante e che potrebbe portare all’incremento di un ulteriore punto percentuale di PIL, aumentando il valore fino a circa 140 miliardi, considerando anche il trend positivo dell’imprenditoria straniera, che è andata in crescendo nell’ultimo anno nonostante le restrizioni per il Covid. Va altresì sottolineato che il profilo di questi profughi presenta un livello di istruzione medio-alto, col 40% circa in possesso di un titolo di studio superiore e il 20% laureato. L’importante sarà anche gestire correttamente l’accoglienza degli ucraini attraverso il monitoraggio del loro stato di salute e l’attuazione di un piano vaccinazioni e tamponi in modo tale da rendere il loro soggiorno in Italia più sicuro e, allo stesso tempo, immune alla circolazione del virus», conclude Sandro Susini.

Michele Macri

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